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MERCOLEDÌ 5 FEBBRAIO 2014 il manifesto pagina 5
Luca Fazio
P
rocede, quasi decolla. E forse senza
lasciare a terra nessuno. Dopo la deci-
sione quasi ufficiale della Commissio-
ne europea di non prendere troppo in con-
siderazione le riserve di Lufthansa sull’alle-
anza tra Alitalia e Etihad «bloccatela, è
un’operazione illegale perché prevede aiu-
ti di Stato» - ieri sera i vertici della compa-
gnia aerea nostrana hanno incontrato i sin-
dacati (troppo tardi per darne conto su que-
sto giornale). Comunque un altro passo
avanti. La trattativa sembra essersi messa
per il verso giusto, come ha anticipato la se-
gretaria Cgil Susanna Camusso: «Si è sbloc-
cata nel momento in cui si è tolta dal tavo-
lo l’idea che ci dovessero essere esuberi».
Il tema è la «riduzione del costo del lavo-
ro»: cassa integrazione a rotazione e con-
tratti di solidarietà per poco più di 2.300 di-
pendenti per due anni, con l’obiettivo di ri-
sparmiare 128 milioni di euro l’anno. Il più
ottimista, prima ancora di sedersi al tavolo,
è il segretario della Cisl Raffaele Bonanni:
«Nessuno a casa grazie agli interventi sul-
l’orario e ai contratti di solidarietà per man-
tenere il lavoro a tutti».
La questione occupazionale ovviamente
è la più importante per Cgil, Cisl e Uil, ma
anche per i partiti di governo che non po-
trebbero sopportare l’apertura di un altro
fronte di crisi di una tale portata; e proprio
di questo sarà chiamato a rispondere oggi
alla Camera il ministro dei Trasporti Mauri-
zio Lupi. Un intervento necessario per dare
credito alla promessa fatta dall’ad di Alita-
lia Gabriele Del Torchio secondo cui il pia-
no prevede 1.900 esuberi ma da realizzare
senza nemmeno un licenziamento.
Adesso bisognerà leggere bene le carte
per comprendere se dopo il benestare del-
le banche (che hanno deliberato uno stan-
ziamento di 200 milioni di euro per finan-
ziare Alitalia agevolando la trattativa con
gli Emirati Arabi) tutti i rappresentanti dei
sindacati daranno il via libera al progetto
che prevede l’ingresso al 49% degli arabi.
In ogni caso, più che di un accordo esaltan-
te, si tratta di un «salvataggio» che non si
può rifiutare, anche se probabilmente non
ci sono margini per farsi troppe illusioni,
come pretendere il riassorbimento delle
migliaia di lavoratori espulsi nel 2008.
In più, sullo sfondo, rimangono almeno
altri due nodi da sciogliere. La complessa
trattativa tra Alitalia e Etihad potrebbe pro-
durre nuove aggregazioni tra compagnie
aeree e società aeroportuali che di fatto
porterebbero al declino definitivo dell’ae-
roporto di Malpensa, un’ipotesi contro
cui già rumoreggiano sindacati e forze po-
litiche del nord visto che la compagnia
araba ha già un hub all’aeroporto di Fiu-
micino. «Chiediamo con che vengano pre-
sentati i progetti di sviluppo sui singoli ae-
roporti», spiega il segretario della Cisl
Lombardia Gigi Petteni.
In ogni caso, quand’anche la trattativa
andasse in porto, l’ultima parola potrebbe
spettare al dipartimento della Commissio-
ne Ue che si occupa di fusioni aziendali.
Del resto Bruxelles non avrebbe torto se
ravvisasse un «aiutino» di Stato, anche se il
ministro Lupi si affanna a dire che questo è
solo un affare tra privati: l’aumento di capi-
tale della compagnia di bandiera è stato de-
terminato anche dalla partecipazione di Po-
ste Italiane con un intervento da 75 milioni
di euro. «La Commissione ha avvisato il
portavoce Ue alla concorrenza Antoine Co-
lombani continua a esami
nare l’aumento
di capitale di Alitalia e sta seguendo gli svilup-
pi della vicenda con attenzione».
L’unico ostacolo effettivamente già rimos-
so sembra essere il «semaforo verde» della
Commissione Ue che ieri ha gelato i tedeschi
di Lufthansa che avevano chiesto di bloccare
l’alleanza tra arabi e italiani. Non c’è ancora
una presa di posizione ufficiale, ma sembra
che un funzionario della Commissione abbia
precisato che «la base legale per il controllo
della validità degli aiuti di stato esercitato dal-
la Commissione si riferisce esclusivamente
agli aiuti dati da uno stato membro Ue». In
buona sostanza, l’Europa non può niente se
eventuali sussidi illegali provengono da un pa-
ese non europeo. E Abu Dhabi non è Europa.
In volo
P
arziale «marcia in-
dietro» (per così
dire), dell’ad di
Electrolux Italia, Erne-
sto Ferrario, ieri ascolta-
to in audizione alla
Commissione Industria
del Senato: «Non abbia-
mo mai detto questo. In
nessun documento c’è
scritto che noi chiudia-
mo Porcia», ha spiegato.
L’amministratore de-
legato del ramo italiano del gruppo di
elettrodomestici, ha poi aggiunto che i
giochi sono ancora aperti, ma facendo
intendere che un paletto c’è: i costi del la-
voro dovranno calare, diventando più
"competitivi". «Aspettiamo risposte dai
sindacati e dal governo sulla riduzione
del costo del lavoro», ha aggiunto, che
rappresenta «la maggiore criticità».
Ferrario ha poi spiegato che l’azienda
«vuole arrivare ad avere un’idea della si-
tuazione italiana ad apri-
le 2014». «Se non ricevia-
mo alcun tipo di infor-
mazione, non possiamo
fare un piano industria-
le quinquennale ma lo
faremo di un anno» e
poi l’anno prossimo si ri-
comincerà».
Sul taglio dei salari,
l’ad ha spiegato che
«Electrolux non ha mai
detto, e non è scritto da
nessuna parte, che vuole ridurre il sala-
rio del 40%: invece abbiamo chiesto di
continuare con l’orario 6+2, di cui 2 ore
con i contratti di solidarietà».
Il gruppo ieri ha presentato un docu-
mento con nuovi calcoli, ma i sindacati
che annunciano una grande manifesta-
zione a Roma nei prossimi giorni, la cui
data è ancora da fissare continuano a
contestare. Il 17 è previsto un nuovo ta-
volo al ministero dello Sviluppo.
LETTA D’ARABIA
PANIERE ISTAT
·
Entrano nuovi prodotti: anche i giornali on line. Inflazione ferma allo 0,7
%
Fumo elettronico, caffè in cialde, grana low cos
t
P
er il presidente della commissio-
ne Lavoro alla Camera Cesare
Damiano (Pd, nella foto) non ser-
vono «nuove regole» per il mercato del
lavoro. Cambiare regole crea «una con-
tinua incertezza alle imprese e ai lavo-
ratori ha detto Damiano - La strada è
rilanciare i consumi, se non incoraggia-
mo i consumi e gli investimenti il pae-
se non si riprese». Questa constatazio-
ne espressa ieri durante la presentazio-
ne dei risultati di una indagine sul mer-
cato del lavoro, e in particolare sulle
misure per fronteggiare l’emergenza
occupazionale dei giovani, sembra più
che altro un’allusione al «Jobs Act» di
Matteo Renzi, ormai perso nei sotto-
scala del politicismo in attesa di un ac-
cordo con Berlusconi sulla legge eletto-
rale e sulla riforma costituzionale.
Quelle regole che il segretario Pd vor-
rebbe cambiare assicurando alle im-
prese una maggiore flessibilità in entra-
ta e in uscita dei lavoratori, concenden-
do da un lato una ricompensa e due
anni di «sussidio universale» al licen-
ziato e, dall’altro lato, eleggendo l’ap-
prendistato come forma di accesso
prevalente al mercato del lavoro. Il
contratto unico, un tempo indetermi-
nato a garanzie graduali, prospettato
da Renzi al momento non è altro che
un periodo di prova prolungato di 36
mesi senza garanzia di assunzione,
dunque un contratto simile all’appren-
distato. In questa cornice si inserisce
l’indagine della Commissione lavoro
della Camera che ha ascoltato le parti
sociali (Confindustria e i sindacati) e
gli esperti dell’Istat, Isfol e Italia Lavo-
ro. Il consenso è unanime: la disoccu-
pazione giovanile (al 41,7% tra i 15 e i
24 anni) si «cura» con l’apprendistato
che ha prodotto fino ad oggi risultati ir-
risori: secondo l’Isfol, gli apprendisti
erano il 2,4% degli occupati nell’ulti-
mo trimestre 2013, 57.843 in tutto,
–7% rispetto al 2012. Questa visione
dell’apprendistato nasce dall’illusione
che il mercato del lavoro italiano sia ca-
ratterizzato dalla richiesta di manodo-
pera specializzata e dalla necessità di
formare i giovani nelle aziende. I dati
smentiscono una simile ipotesi. L’ap-
prendistato resta un contratto di nic-
chia anche se la riforma Fornero l’ha
esteso a 29 anni e persino alle universi-
e all’«alta formazione». Anche il go-
verno Letta lo considera la soluzione
per la disoccupazione giovanile. Per
questo resta in spasmodica attesa di
1,5 miliardi di euro dalla «Garanzia gio-
vani», un programma europeo che fi-
nanzierà l’apprendistato, tirocini e sta-
ge entro quattro mesi dalla laurea o di-
ploma. Per la Commissione Lavoro bi-
sogna dunque «potenziare l’istruzione
tecnica e professionale» e valorizzare il
ruolo di scuole e università nel «collo-
camento degli apprendisti nel tessuto
produttivo locale», sulle tracce del De-
creto scuola del ministro Carrozza che
ha stanziato risorse per introdurre l’ap-
prendistato al IV e V anno dei profes-
sionali. Per questo bisogna riformare il
sistema degli uffici di collocamento, a
partire da un aumento degli addetti
che in Italia «sono appena 7.500 a fron-
te dei 77 mila in Gran Bretagna e i 120
mila in Germania» sostiene Damiano.
Il pensiero unico sull’apprendistato è
stato criticato, tra gli altri, dal Consor-
zio Almalaurea che nel desiderio di ap-
plicare a tutti i costi in Italia il modello
«duale» tedesco (l’«alternanza scuola-
lavoro») vede il rischio di trascurare la
protezione del lavoro qualificato o dei
laureati. Questo approccio cancella
inoltre la discussione sulle tutele uni-
versali come il reddito minimo e l’in-
nalzamento del salario minimo. Sem-
pre ammesso che ci sia, la riforma del
lavoro comporterà la creazione di
un’agenzia unica federaleper coordina-
re i centri per l’impiego, riqualificare i
lavoratori, erogare gli ammortizzatori
sociali, Questa ipotesi è stata avanzata
da Matteo Renzi il 9 gennaio scorso. Al-
la direzione di questa agenzia sembra-
no essere candidati in molti. C’è chi
parla di Paolo Reboani, attuale Ad di
Italia Lavoro, l’agenzia tecnica del mi-
nistero del lavoro. La «candidata natu-
rale» (ha detto Reboani) a ricoprire la
funzione auspicata dal Pd.
ro. ci.
S
igarette elettroniche, parmigiano grat-
tugiato in busta (spesso la sua versione
low cost), caffè in cialde, formaggio
spalmabile in confezione. Sono solo alcune
delle new entries del paniere Istat, che da ieri
è lievitato fino a comprendere 1.463 prodotti
(erano 1.451 nel 2013), aggregati in 619 posi-
zioni rappresentative (erano 608 nel 2013).
Intanto in gennaio l’inflazione è rimasta sta-
bile allo 0,7% (+0,2% rispetto a dicembre).
Il paniere Istat viene aggiornato pratica-
mente ogni anno, con i prodotti che via via
si impongono sul mercato: sistema che ser-
ve a calcolare l’Ipca, cioè l’indice dei prezzi
al consumo armonizzato, preso a riferimen-
to ad esempio per il rinnovo dei contratti.
Oltre alle cialde, nel paniere entrano an-
che le macchinette da caffè in cialde, i sac-
chetti ecologici per i rifiuti organici, le ricari-
che delle sigarette elettroniche (oltre ovvia-
mente a queste ultime). Ancora: i giornali on
line, che affiancano i cartacei; i notebook
ibridi, utilizzabili cioè come tablet.
«Con il formaggio grattugiato in busta en-
trano nel paniere Istat anche i prodotti lo
w
cost, spesso ottenuti all’estero, che imitano e
fanno concorrenza sleale ai nostri prodotti
più tipici come il Parmigiano Reggiano e il
Grana Padano», nota la Coldiretti. Le impor-
tazioni dei «similgrana» in Italia sono rad-
doppiate negli ultimi anni con gli arrivi da
Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Esto-
nia e Lettonia, e hanno raggiunto un quanti-
tativo di circa 83 milioni di chilogrammi.
La vertenza della ex compagnia di bandiera potrebbe chiudersi grazie ai soldi
degli sceicchi. Ma ora, accanto alla Electrolux, si apre il fronte della Galbani
L’ACCORDO
·
In dirittura d’arrivo l’alleanza con Etihad: ieri il «disco verde» dalla Ue
Petrodollari salvano Alitalia
LO STORICO MARCHIO DI FORMAGGI
Galbani chiude due siti:
226 lavoratori a rischio
Camera/ REPORT DELLA COMMISSIONE LAVORO
Apprendistato per i giovani,
cura per la disoccupazione?
Sindacati soddisfatti perché
gli esuberi non dovrebbero
trasformarsi in licenziamenti.
Lo smacco a Lufthansa, che
ci aveva «denunciato» alla Ue
Brutte notizie per lo storico marchio italia-
no Galbani. Il gruppo Lactalis della fami-
glia Besnier vuole chiudere due stabilimen-
ti: la Galbani di Caravaggio (Bergamo) e
la Cademartori di Introbio (Lecco), specia-
lizzata in Gorgonzola e Taleggio e situata
vicino a grotte naturali di stagionatura. Fai
Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno proclamato
lo stato d’agitazione nel gruppo, contro
una decisione che sacrificherebbe 226
posti di lavoro. Il piano industriale del
gruppo francese, che nel 2011 ha scalato
Parmalat, prevede la ridistribuzione dei
volumi produttivi a Casale Cremasco (Cre-
mona), Certosa di Pavia e Corteolona (Pa-
via), dove verrebbero ricollocati i lavorato-
ri, con percorrenze medie superiori ai 50
Km per il trasferimento. «Questa decisione
modifica sostanzialmente la strategia di
Lactalis, intervenendo modo drastico sulla
struttura Lactalis-Galbani in Italia», denun-
ciano i sindacati. Lactalis, già titolare del
marchio President, è presente in Italia dal
2006, con l’ingresso in Galbani e la suc-
cessiva acquisizione dei marchi Invernizzi,
Cademartori, Locatelli e Vallelata.
Electrolux / L’AD RIBADISCE LE SUE CONDIZIONI
«Porcia chiusa? Mai detto
Ma dovrà costarci meno»
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