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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
CRONACHE
21
Il tesoro romano di Tivoli
è in una discarica a cielo aperto
Vista muro
A destra,
la torre del
mausoleo
dei Plautii sulla
Tiburtina. Il muro
che lo costeggia
era stato
costruito dieci
anni fa
per salvare
il monumento
dai frequenti
allagamenti
causati
dall’Aniene:
misura che si è
rivelata inutile.
A un certo punto
si pensò
addirittura di
farci degli oblò
per permettere ai
turisti di vedere
il monumento
«I
dea! Mettiamoci un paio di
oblò...». L’idea venne a qualcu-
no alla Regione Lazio, con l’il-
lusione di placare le proteste
contro il muro della vergogna.
Succedeva dieci anni fa, quan-
do la barriera di cemento armato che avrebbe
dovuto salvare dai frequenti allagamenti
un’area a ridosso del fiume Aniene era stata ap-
pena tirata su. Gli oblò avrebbero dovuto per-
mettere ai turisti di dare una sbirciatina (sigh!)
al di là del muro, dove lo spettacolare mausoleo
dei Plautii, che con la celebre tomba di Cecilia
Metella sull’Appia Antica è uno dei rarissimi
esempi di sepolcri monumentali delle famiglie
nobiliari romane dell’età tardo repubblicana,
stava precipitando nel degrado. Gli oblò ebbero
il buon gusto di risparmiarceli. Il muro, invece,
è ancora lì. E gli allagamenti puntualissimi.
La storia di questa follia può essere presa a
esempio degli sprechi insensati che produce
l’ottusità di certe burocrazie, ma anche di quello
che succede al nostro e prezioso patrimonio
quando ci sono in ballo interessi economici pri-
vati. Il mausoleo dei Plautii era il primo monu-
mento che veniva incontro ai viaggiatori del
Grand Tour, di cui Tivoli era tappa fondamenta-
le. Per arrivare a Villa Adriana, maestosa residen-
za dell’imperatore Adriano, Wolfgang Goethe e
Giovan Battista Piranesi ci passavano davanti ap-
pena dopo aver attraversato il ponte Lucano, co-
struito fra il crepuscolo della repubblica e l’alba
dell’impero romano. Su quel ponte che si poteva
ancora attraversare in auto trent’anni fa e oggi ha
tre delle cinque arcate sepolte dai materiali tra-
sportati dal fiume, come i detriti scaricati dalle
industrie di travertino e mai rimossi, si incontra-
rono papa Adriano IV e Federico I Barbarossa:
incontro che sancì una cosetta da nulla come la
nascita del Sacro Romano Impero.
Tanto basterebbe perché quel ponte e tutto
quello che c’è intorno, compreso lo straordina-
rio mausoleo dei Plautii con iscrizioni ancora
quasi perfette nelle quali si citano l’impresa
militare della conquista della Britannia, fosse
considerato un’attrazione formidabile custodi-
ta con la massima cura. E anche una fonte di
reddito e lavoro non indifferente. Accadrebbe
in qualunque altro Paese civile al quale fosse
capitato di avere un’eredità tanto preziosa. Ma
non in Italia. Non a Tivoli, che pure fu il cuore
dell’impero romano nei suoi anni più sma-
glianti. Ponte e mausoleo sono inaccessibili,
chiusi da quel muro che taglia in due l’antica
via Tiburtina e da una barriera di lamiera ar-
rugginita. Intorno, ovunque immondizia che
nessuno raccoglie: bottiglie di plastica, lattine,
stracci, siringhe, cartacce, liquami. Da un lato, i
ruderi di una vecchia osteria seicentesca diroc-
cata che non crollano del tutto soltanto perché
indecorosamente puntellati. Alle sue spalle,
una orrenda superfetazione abusiva abusiva-
mente occupata da alcuni rom. E poi il mauso-
leo: il basamento sepolto da una colata (abusi-
va) di cemento mentre la parte che ne è stata
risparmiata viene divorata dalla vegetazione.
Non che prima della costruzione di quel muro
la cura di quel sito, che oggi è per l’organizzazio-
ne americana World Monument Fund fra i cento
monumenti del pianeta da salvare, fosse molto
migliore. La dimostrazione è che quella straor-
dinaria area archeologica è da decenni stritolata
fra capannoni industriali e brutture edilizie di
vario genere. Ma il muro è stato un autentico col-
po di grazia. I lavori vengono completati dall’Ar-
dis, l’Agenzia per la difesa del suolo della Regio-
ne Lazio, nell’estate del 2004, con la giustifica-
zione che la barriera dovrebbe difendere la zona
dalle esondazioni dell’Aniene. Sindaco di Tivoli
è l’attuale capogruppo del Pd al consiglio regio-
nale del Lazio, Marco Vincenzi. Ministro dei Be-
ni culturali è Giuliano Urbani di Forza Italia, che
evidentemente non può opporsi. La Regione co-
struisce il muro riempiendo anche l’area di ce-
mento senza il benestare della Soprintendenza,
e una successiva denuncia al tribunale di Italia
Nostra e del Wwf viene archiviata con la motiva-
zione pilatesca che le opere «costituiscono eser-
cizio di discrezionalità amministrativa».
Peccato che non sia mai stato fatto uno stu-
dio sulle cause delle esondazioni. E peccato che
quella «discrezionalità amministrativa» che
tanto diligentemente ha sottolineato il magi-
strato nella sua sentenza non abbia neppure ri-
solto il problema. Perché manca un collettore
fognario, e continua ad allagarsi tutto all’inter-
no e all’esterno del muro. Incuranti del ridicolo,
alla Regione hanno allora pensato di risolvere
la faccenda installando delle pompe idrovore
che aspirano l’acqua dalla strada e la sputano
verso il ponte e il mausoleo. Il tutto senza che
quell’opera, a dieci anni di distanza, sia stata
ancora collaudata. Chi mai potrebbe collaudare
un tale abominio?
Più che logica, quindi, la decisione del nuovo
arrabbiatissimo sindaco di Tivoli, Giuseppe
Proietti, finalmente determinato a prendere di
petto la questione, che nel luglio scorso ha
chiesto alla Regione di revocare la vecchia prati-
ca di eliminazione del vincolo di esondazione:
con la motivazione che quella roba non serve a
niente. I quattro milioni e mezzo di euro spesi
non sono nemmeno serviti a evitare che il Co-
mune sia sommerso da cause di risarcimento
per i danni provocati dagli allagamenti. Con
esborsi milionari anno dopo anno. Mentre il
protocollo d’intesa per il recupero dell’area, fir-
mato addirittura nel 2005 sull’onda delle prote-
ste dei cittadini e delle associazioni ambientali,
è ancora lettera morta.
E qui, riavvolgendo il nastro, vengono tanti
pensieri. Pure che lo scempio non sia solo frutto
di umana stupidità e incoscienza. Il problema di
quel tratto dell’Aniene è noto da decenni: ha a
che fare con il restringimento artificiale del fiu-
me causato dai detriti. Per risolverlo non serve un
muro, ma una seria opera di bonifica e il rispetto
del divieto (esistente per legge) di scaricare ma-
teriali nell’alveo. Lo capirebbe anche un bambi-
no. Perché allora si è scelto di alzare una barriera
di cemento armato di quattro metri, spendendo
inutilmente tutti quei soldi? C’è chi ha tirato in
ballo la legge in materia di difesa idraulica ema-
nata dopo il disastro della frana di Sarno, nel
1998. E c’è chi, come Italia Nostra e Wwf che
l’hanno scritto nell’esposto rigettato dal tribuna-
le di Tivoli, ha avanzato il sospetto che l’obiettivo
non era tanto quello di evitare le esondazioni
quanto quello di far venir meno il vincolo alla zo-
na antistante Villa Adriana. Per dare via libera a
una lottizzazione. Pura fantasia, dicono... Anche
se qualche volta la realtà supera la fantasia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IL MAUSOLEO DEI PLAUTII
Le storie
Il mausoleo
dei Plautii
era il primo
monumento
che veniva
incontro
ai viaggiatori
del Grand
Tour,
di cui Tivoli
era una tappa
fondamentale
Per arrivare
a Villa
Adriana,
maestosa
residenza
dell’imperatore
Adriano,
i viaggiatori
che visitavano
l’Italia
passavano
davanti
al mausoleo
subito
dopo aver
attraversato
il Ponte
Lucano
Sul Ponte
Lucano
si incontrarono
anche papa
Adriano IV
e Federico I
Barbarossa
(nella foto
in alto)
per sancire
la nascita
del Sacro
Romano
Impero
C
O
S
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D
E
L
L
A
L
T
R
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M
O
N
D
O
Vaticano
Il viaggio in pullman di Francesco per gli esercizi spirituali ad Ariccia
Non più una papa-mobile, ma un papa-pullman. Papa Francesco
è partito assieme ai cardinali e vescovi della Curia con
destinazione Ariccia (Roma), dove fino al prossimo venerdì
parteciperà agli esercizi spirituali di Quaresima nella Casa del
Divin Maestro, retta dai padri Paolini. Ieri pomeriggio alle 16, in
piazza del Petriano, davanti all’Aula Paolo VI, la comitiva di
prefetti, presidenti e segretari dei dicasteri vaticani, si è mossa a
bordo di due pullman grigio metallizzato, tra i saluti della folla.
Tra i fedeli c’è chi, rivolto al Pontefice, ha gridato «grazie». Lui,
seduto in prima fila, ha ricambiato con il consueto entusiasmo,
un largo sorriso e un gesto della mano. (Foto Ansa)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Degrado
Da dieci anni un muro di cemento
imprigiona una delle più importanti
tombe dell’antichità arrivate fino a
noi, tappa obbligata del Grand Tour
Su Corriere.it
Il video della
web inchiesta
Parte da Tivoli la nuova inchiesta
di Sergio Rizzo intitolata «Cose
dell’Altro Mondo»: un viaggio nel
nostro incredibile patrimonio
umiliato, alla scoperta di follie
pubbliche e nefandezze private.
Ogni tappa di Rizzo lungo il Paese
sarà accompagnata da un video,
come quello di oggi su Tivoli e il
mausoleo dei Plautii, che aggiunge
alla denuncia delle parole la forza
delle immagini e che si può trovare
sul sito online del Corriere
(www.corriere.it). Non tutti sanno,
per restare al video della prima
puntata, che ogni anno il Comune
di Tivoli è sommerso da richieste
di risarcimento danni causati dal
muro costruito (e mai collaudato)
per arginare le esondazioni
dell’Aniene. Costo dello scempio:
almeno 4 milioni e mezzo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
10km
Guidonia
La Cinquina
Bufalotta
Tivoli
Villa Adriana
Frascati
San Cesareo
Gallicano
ROMA
A1A1
A90
A90
Mausoleo
dei Plautii
Mausoleo
dei Plautii
di Sergio Rizzo
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